C’è una maschera per la famiglia, una per la società, una per il lavoro. E quando stai solo, resti nessuno.(Uno, nessuno e centomila – Pirandello). 

Rifacendomi al pensiero di Bauman, viviamo in un’epoca in cui anche il concetto di identità è diventato liquido perché creato e ricreato in continuazione in base alle mode, al voler appartenere o non appartenere ad un gruppo, in una costante ricerca di perfezionamento e di conquista di un una immagine pubblica che garantisca a chi la indossa la gratificazione dell’essere conforme ad un ideale riconosciuto dagli altri come vincente. Ideale però necessariamente destinato a mutare alla velocità di un click su internet o dell’arrivo sul mercato di un nuovo prodotto pronto a rivoluzionare le nostre vite.

Ma in questo momento storico il concetto di identità è messo alla prova anche dalle intelligenze artificiali sempre piu vicine al nostro modo di pensare e di interfacciarci gli uni con gli altri.

Quindi se è necessario essere qualcosa diverso dal nostro essere più profondo ecco che la maschera di un robot può essere il simbolo di questa ricerca di funzionalità senza errore, dove il nascondere le parti sensibili del nostro Io è indispensabile per ottenere il like di pubblica accettazione alla comunità globale. Maschera che è per sua natura portabile e quindi facilmente adattabile a tutti i modelli umani bisognosi di uniformità.

Come un moderno Diogene, il giorno 5 ottobre 2019 durante la Biennale d’Arte di Venezia, vagherò per la città cercando l’umano dietro la maschera di Boy/Toy che farò indossare alle persone che incontrerò. L’esperienza di avere sul volto quella maschera cieca mi permetterà di realizzare immagini stranianti di disagio e di fragilità. 

Le foto saranno visibili su Instagram con l’hashtag #behumannotatoy e mostrate in tempo reale nella galleria Accorsi Arte dalle ore 15 per tutta la giornata. 

NICOLA BERTOGLIO

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