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Alessandra Viotti-Gilabert nasce a Biella, in Piemonte. Ha avuto il privilegio di formarsi nell'atelier del maestro Pippo Pozzi, bottega d'arte alla rinascimentale, colta e letterata, frequentata da artisti di fama e intellettuali.
Nel 2014 si trasferisce in Francia e ridefinisce il suo stile immediatamente riconosciuto dalla critica e apprezzato dal pubblico. Da allora, le mostre si susseguono, in Francia e all'estero: a Parigi, Honfleur, Barcellona, Berlino, Atene, Roma, Milano, Bologna, Tokio, Seul, nel Principato di Monaco ecc. in gallerie e luoghi come il Gran Palais di Parigi e il Metropolitan Art Museum di Tokio.
Negli ultimi otto anni conta al suo attivo 50 mostre internazionali di cui 7 personali e un'antologica ed ha ricevuto 13 Premi a Parigi, Barcellona, Tokio e Roma.
Alessandra Viotti-Gilabert lavora in serie pittoriche che esplorano tutte un tema centrale: l'amore, il sogno, la biodiversità, l'universo, la memoria, l'emancipazione femminile… Le sue opere sono il frutto di uno studio minuzioso e di una riflessione profonda. Sono caratterizzate dai colori vivi e da una fusione sottile tra realismo e astrazione in uno stile minimalista. Il realismo si manifesta nella rappresentazione essenziale dei suoi soggetti. L'astrazione, quanto a lei, si trova nell'espressione dei simboli colorati che gravitano in coreografie intorno ai personaggi portatori di emozioni e di ideali. Alessandra Viotti-Gilabert lavora con un pennarello nero a punta fine per realizzare i disegni delle sue composizioni e con la pittura acrilica e i pigmenti iridati, l'oro e l'argento per i simboli. Utilizza come supporto la carta/cotone Fabriano 360 g/m² con bordi sfrangiati, lavorata a mano.
Non voglio ridurre l'arte alla decorazione o alla comunicazione che rifiuterebbe di essere all'ascolto delle realtà sensibili. Desidero un'arte che resiste alle imposture e ai simulacri. Un'arte che s'impegna sfuggendo all'impazienza dei limiti. Nell'era del divertimento e della frammentazione sociale, in questo mondo piuttosto disincarnato in cui ci fanno difetto l'autenticità degli esseri e la potenza dell'agire vedo la pratica della pittura come la possibilità di ricreare un senso nei rapporti con i nostri simili, con la natura, con il mondo. L'arte, senza divenire un manifesto sociale, è più che un semplice testimone dei tumulti del mondo, proprio perché è capace di scongelare gli animi, di depredare gli spiriti e i cuori dai protocolli che li imprigionano, di liberare le emozioni, interrogare il mondo, decentrare lo sguardo per far sentire agli uomini le armonie segrete dell'universo.
